“Quindi? Cosa hai visto?”

“Quindi? Cosa hai visto?”

La dottoressa F. stava seduta in penombra: sulle gambe teneva il quaderno ed una penna.

“Prima era buio. Sono entrato nella stanza ed era freddo. Il pavimento, era freddo. Ecco, era il bagno. Le piastrelle bianche lucide e sotto i piedi le sento ghiacciate. Un po’ di luce passa attraverso la tapparella.”.

M. faceva mente locale, seduto sulla poltrona di pelle nera. Tutto era ordinato, netto, nello studio della dottoressa F.

Il tappeto alto e morbido fu la prima cosa che M. notò, il giorno in cui decise di cominciare a raccontare a qualcuno il suo problema.

Allora, M. aveva ancora una sensazione di difficoltà nel concepire l’eventualità di “avere un problema”. Gli pareva una eventualità tanto remota, da non riguardarlo. Una vita non sua, un problema di altri.

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