sarai altrove

20 Maggio 2008

sono qui, mentre tu sarai altrove

non puoi sentire quello che sto dicendo a mezze parole

tra identi, guradando fuori dalla mia finestra

tu sei altrove e non puoi ascoltarmi.

non posso spiegare, ne tu capire.

si tratta di fiducia

o di qualche altra cosa

che non ha nome

che spinge me a scrivere

e te a leggere.


“Quindi? Cosa hai visto?”

7 Aprile 2008

“Quindi? Cosa hai visto?”

La dottoressa F. stava seduta in penombra: sulle gambe teneva il quaderno ed una penna.

“Prima era buio. Sono entrato nella stanza ed era freddo. Il pavimento, era freddo. Ecco, era il bagno. Le piastrelle bianche lucide e sotto i piedi le sento ghiacciate. Un po’ di luce passa attraverso la tapparella.”.

M. faceva mente locale, seduto sulla poltrona di pelle nera. Tutto era ordinato, netto, nello studio della dottoressa F.

Il tappeto alto e morbido fu la prima cosa che M. notò, il giorno in cui decise di cominciare a raccontare a qualcuno il suo problema.

Allora, M. aveva ancora una sensazione di difficoltà nel concepire l’eventualità di “avere un problema”. Gli pareva una eventualità tanto remota, da non riguardarlo. Una vita non sua, un problema di altri.